Il punto n. 14 del programma elettorale del Movimento cinque stelle per le elezioni Politiche del 2018 era riferito alla lotta alle mafie. Dopo due anni di Governo, con un esponente del movimento al Ministero della Giustizia, il risultato è la scarcerazione dei boss. Se fosse accaduto durante il mandato di un esecutivo di centro-destra, sarebbe scoppiato il finimondo. Lasciamo agli organi competenti la valutazione sui retroscena di questa vergognosa situazione, ma questo fatto pesa come un macigno sul Governo, sulla comunità nazionale e sulle coscienze di chi oggi ha la responsabilità di guidare il Paese. A voler essere leggeri, è un fallimento politico clamoroso che smaschera la compagnia di Beppe Grillo. Hanno utilizzato la propaganda forcaiola solo per far fuori gli avversari politici, non per un sincero senso di giustizia e per un desiderio di moralità, hanno diffuso delle liste di proscrizione di presunti impresentabili in cui includevano perfino coloro i quali sono stati solo indagati e poi assolti, e alla prova dei fatti dimostrano di essere totalmente impreparati con risultati che sono dinanzi agli occhi di tutti. Mentre vengono sanzionati baristi e ristoratori che invocano aiuto in quel di Milano per la loro disperata situazione, c’è un’unica “azienda” per cui il “lockdown” è finito: la criminalità organizzata.

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