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In questi giorni si susseguono le notizie riguardo a presunti futuri ruoli del sindaco di Cagliari, Massimo Zedda: c’è chi pronostica un seggio a Roma, chi lo vede come “salvatore della patria” di un centro-sinistra allo sbando nella veste di candidato alla presidenza della Regione tra un anno, chi addirittura immagina un’ascesa al ruolo di leader nazionale della sinistra “iussoliniana”. Sul piano personale non c’è nulla da dire sulle aspirazioni di un coetaneo che fa politica dall’altra parte della “barricata”, ma sul piano politico e amministrativo sarebbe auspicabile che il sindaco della prima città della Sardegna chiarisse se il suo impegno, rinnovato nel 2016 per cinque anni, si sia improvvisamente accorciato e se la città sia oggi amministrata da un signore che ha già preparato il “trolley” per raggiungere altre destinazioni. Anche perché l’impressione è che, esaurita la lunghissima luna di miele con l’opinione pubblica, il primo cittadino stia preparando una via di fuga per evitare che la sua immagine vincente sia appannata dai molti nodi rimasti ancora irrisolti in città. I cantieri delle opere, peraltro progettate, finanziate e perfino avviate dai predecessori, stanno finendo, e né la Giunta Zedda I né la Giunta Zedda II ha dimostrato di avere la stessa capacità di programmare altri interventi. Restano aperte questioni rilevanti, come ad esempio la revisione del Piano Urbanistico Comunale: è sintomatico che l’amministrazione più affine alla linea dell’ex presidente Soru, nonostante i proclami e i protocolli, non abbia adeguato lo strumento urbanistico al PPR. Nel frattempo le varianti urbanistiche al PUC non sono certo mancate, ma quando vengono scritte “con la mano sinistra” sono “cosa buona e giusta”, quando sono scritte “con la mano destra” sono delle schifezze. Per chi, come noi, ritiene che il piano sia da rivedere (cosa che peraltro abbiamo fatto, ma che il Pigliaru ha annullato, riportandoci indietro di dieci anni), potrebbe essere anche un bene, ma per chi ha fatto del PPR un totem da venerare è un clamoroso fallimento. L’altra grana è quella della raccolta dei rifiuti: mentre i cittadini pagano una TARI salatissima, il nuovo servizio è appena partito e ci sono molti motivi per pensare che le scelte operate dal centro-sinistra mal si concilino con la vita di tutti i giorni della città. Anche questo potrebbe essere uno dei motivi per cui il sindaco potrebbe ritenere conveniente lasciare una poltrona che presto potrebbe diventare scomoda. Ci sono altri temi di cui si potrebbe parlare, ma il fatto più grave è la mancanza di un’idea di città: una carenza che avviene durante un passaggio cruciale, come quello dei primi passi della città metropolitana di Cagliari. Non c’è una linea sulle politiche abitative, in particolare su quelle rivolte alle giovani coppie, non sul commercio (si confida solo sugli “eventi”), su tanti aspetti sui quali si gioca l’avvenire della comunità cittadina. Non esiste, fatto grave per la sinistra che sul tema millanta la propria superiorità, una politica culturale che vada al di là delle affissioni di manifesti sulla missione fallimentare per il riconoscimento come capitale europea. Di questo anno e mezzo del secondo mandato, ricordiamo solo la pedonalizzazione sperimentale della via Roma e l’app per trovare il caro estinto al cimitero di San Michele.
C’è una visione “in edizione ridotta” della città come non si era mai vista negli ultimi 20 anni. Questa città che vola nel cielo e plana sull’acqua, questa Cagliari delle zone umide, dei colli, del centro storico, delle periferie che sono tali sono a causa di scelte ideologiche degli anni ’70, oggi vive sotto una cappa di un “nulla politico e ideale” mascherato da un’abile comunicazione. Chi arriverà dopo rischia di trovare cassetti senza progetti, casse comunali prive di risorse, errori da dilettanti ai quali sarà difficile porre rimedio. Il sindaco Massimo Zedda probabilmente avrà il suo seggio a Roma, ma quale sarà invece il posto della città di Cagliari. Se si va avanti così, il rischio è che diventi la periferia di Elmas (lo dico con il massimo rispetto per la città di Elmas), come disse qualche tempo fa un politico di centro-sinistra. Ecco perché è urgente riaccendere il dibattito che in questi anni è stato eluso e narcotizzato dal centro-sinistra solo per blindare il proprio consenso, è fondamentale coinvolgere le realtà che fanno di Cagliari una città viva, che non possono essere chiamate solo a prestare il proprio consenso dinanzi alla stampa. Un primo segnale in questo senso è stato il dibattito promosso da Forza Italia al SEARCH con amministratori locali, cittadini, altri rappresentanti istituzionali. Così come non mancano altre realtà che vogliono dare il loro contributo di idee alla vita pubblica della città. Ben vengano tutte le iniziative perché dal confronto, e anche dallo scontro di opinioni, può nascere qualcosa di buono, di positivo, ma dal silenzio non nasce nulla, muore il dibattito e muore la città. Cagliari è una città che vola e plana sull’acqua: non bisogna tarparle le ali.

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