Tuvixeddu, palazzo Aymerich… gli articoli della cronaca di Cagliari di questo mese sono concentrati su questi due argomenti. Non voglio in questa sede addentrarmi nel merito dei rispettivi progetti, ma seguire quel filo – rosso, naturalmente- che collega la Necropoli al palazzo di Castello. Ammettiamo che per varie ragioni il progetto di Tuvixeddu fosse da bloccare: si doveva bloccare da subito e non una volta terminato l’iter ed aperto il cantiere. Diamo per buono che il palazzo Aymerich fosse degno di tutela: si dovevano aspettare 60 anni, due votazioni in Consiglio e l’apertura di un cantiere per stabilire un vincolo? Non si può certo dire, come qualcuno del centro-sinistra ha fatto, che siano emerse nuove esigenze e nuove sensibilità. Si vuol forse sostenere che sia una novità il fatto che a Tuvixeddu ci fosse una necropoli? Forse non era conosciuta la situazione del palazzo di Castello? C’era bisogno di norme sopravvenute per stabilire il blocco?
La questione è di carattere generale: che fine ha fatto la certezza del diritto? In base a quali norme i cittadini dovranno orientare i propri comportamenti in materia urbanistica? Se Tizio domani intende costruire un edificio, contrae dei debiti, assume operai e ottiene legittimamente tutte le concessioni, possiamo ammettere che tutto ciò possa essere bloccato in base ad una valutazione che il nuovo piano paesaggistico ancora non a criteri certi, ma alla massima discrezionalità? Laddove c’è discrezionalità, dove non c’è certezza, è messa in pericolo la trasparenza e ci si trova nell’anticamera della corruzione, del privilegio, delle corsie preferenziali per chi è amico e delle corse ad ostacoli per il nemico. Qui non è in gioco il business di quattro grandi imprenditori, come vorrebbero darci a bere gli ulivisti: qui si parla del diritto di ciascun cittadino a sapere quali siano le regole urbanistiche che deve rispettare! I grandi imprenditori sicuramente sapranno tutelare i loro interessi ed i loro diritti. Chi ne farà le spese, più probabilmente, saranno i cittadini comuni. Cito ad esempio, un caso che ho avuto modo di conoscere: quello di una coppia appena sposata, con un figlio appena nato, che vive fuori Cagliari in attesa che termini la ristrutturazione del loro immobile in centro storico. Ebbene, costoro vivono nel timore che piova dal cielo una valutazione totalmente discrezionale della loro situazione che finisca per bloccare tutto, condannandoli a vivere “al confino” nella villa al mare dei genitori! Sono queste le persone che vogliamo difendere! Per questo non ci tangono minimamente le basse insinuazioni di alcuni del centro-sinistra in merito alla conferenza stampa tenuta dal sindaco Floris con alcuni imprenditori. In primo luogo perché all’incontro era stata annunciata anche la presenza della Regione, colpevolmente assente. In secondo luogo, perché anche se avesse incontrato solo gli imprenditori, il sindaco avrebbe fatto benissimo per dare un segnale ad una categoria che fa parte della società e che, nei limiti stabiliti dalla legge, deve essere messa in condizioni di realizzare i proprio progetti.. In terzo luogo, perché quando si parla di coste, di necropoli e di paesaggio da tutelare chi è stato a Villasimius, a Bonaria e a S. Gilla sa bene che l’ultimo a potersi permette di fare il “tesimonial” di una Sardegna libera dal cemento è il presidente Soru: uno che vola alto. Si, vola alto con l’elicottero pagato dai contribuenti, come un rapace o, forse, come un UFO, insieme agli imprenditori del gruppo di Tronchetti Provera, dicendosi “pronto anche a fare l’agente immobiliare”, dimenticando, però, che ha ricevuto un mandato a governare e non a svendere ciò che non gli appartiene.

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