Rifondazione comunista in due distinti emendamenti al regolamento della Toponomastica chiede che non ci siano vie dedicate ai Savoia, né a persone riconducibili al Fascismo. Al primo emendamento, illustrato dai colleghi del centro-sinistra con un’enfasi molto anacronistica, abbiamo risposto con l’arma dell’ironia, facendo notare loro che i Piemontesi non sono stati gli unici dominatori della Sardegna e che proprio con loro i Piemontesi sono tornati al governo della nostra Regione (l’assessore alla Sanità nominato da Soru). Perché, allora, non rimuovere anche i toponimi riguardanti le altre dominazioni, come quella spagnola? Abbiamo invitato ad una maggiore serietà i colleghi e ad un aggiornamento delle loro posizioni.
L’altro emendamento, quello riguardante le persone legate al fascismo, è stato un autogol della sinistra. Avete gettato la maschera – ho replicato- e avete dimostrato ancora una volta che essere anti-fascisti non significa essere democratici. Infatti, in questo emendamento a senso unico si sono ben guardati dall’utilizzare una formulazione che comprendesse anche il comunismo, che ovunque nel mondo ha portato morte, devastazione e povertà. Avremmo votato a favore di un emendamento che, ad esempio, fosse volto ad escludere toponimi riconducibili a persone responsabili di crimini contro l’umanità. La proposta della sinistra invece lasciava le porte aperte ai criminali comunisti ed anche a quelli nazisti. Perché impedire che si possa dedicare una via a Gabriele D’Annunzio o a Giovanni Gentile e permettere invece che si possa celebrare Stalin, Hesse, Ceausescu, Saddam etc. ? Noi siamo per una memoria condivisa, siamo per la pacificazione nazionale e crediamo che la città di Cagliari possa avere sia vie dedicate a Enrico Endrich (in aula ho detto che per me è un onore sedere negli stessi banchi dai quali parlava l’ex podestà) sia ad Emilio Lussu. Altri colleghi della maggioranza hanno evidenziato che, qualora fosse passato l’emendamento, non sarebbe stato possibile dedicare una strada a tutti quei personaggi che dopo aver aderito al regime, sono poi diventati dei “campioni” dell’antifascismo militante solo dopo la morte di Mussolini. Assolutamente fuori luogo le repliche di chi ha sostenuto che il comunismo in Italia non ha mai mietuto vittime e che quando ho ricordato le foibe e i massacri a guerra finita ha avuto il coraggio di “rumoreggiare” in aula. Utilizzare certi argomenti ideologici in una discussione sulla toponomastica della città ci sembrava un passo indietro. E, a maggior ragione, ci è sembrato provocatorio e fuori luogo utilizzare questi pretesti per riempire emendamenti ostruzionistici, destinati solo a creare polemica contro il presidente della commissione Statuto. Cosa c’entra il collega con il fascismo o con i Savoia? Lasciamo alla Storia il giudizio su quelle vicende. Se l’intento era quello di creare qualche imbarazzo nel centro-destra, abbiamo dimostrato che, semmai, a dover provare vergogna deve essere chi ancora oggi si presenta sotto insegne e simboli che fanno un richiamo “senza se e senza ma” alla più feroce ideologia che abbia insanguinato il mondo: il comunismo.
Naturalmente i due emendamenti sono stati bocciati dal Consiglio.

Ieri sera dai banchi della sinistra qualcuno ha avuto da ridire sul fatto che sia stata dedicata una via all’ex podestà di Cagliari. Riporto qui, di seguito, una breve biografia di un grande uomo tanto amato dai Cagliaritani, come dimostra il vastissimo consenso che raccolse anche quando si candidò alle elezioni nella liste del glorioso Movimento Sociale Italiano

Avvocato, uomo politico ed esperto d’arte. Nacque a Meana Sardo nel 1899. Si laureò a Cagliari in giurisprudenza a vent’anni. Nel 1921 cominciò a praticare l’attività forense, divenendo famoso per la competenza giuridica e per l’oratoria stringata ed efficace.
Nel primo dopoguerra fu vicino al movimento sardista, entrando poi nelle file del fascismo di cui divenne presto un uomo di punta; ciò anche in virtù dei suoi importanti studi: Diritto del lavoro nella Russia socialista e nell’Italia fascista (1935); Partito, Sindacato e Corporazione (1936).
Fu stimato podestà di Cagliari dal 1928 al 1934. A lui si devono qualificati interventi in campo urbanistico ed edilizio (Terrapieno, Parco della Rimembranza) e l’apertura della Galleria Comunale d’Arte.
Dal 1934 al 1940 fu segretario federale del partito fascista. Nel 1943, mentre la guerra volgeva verso la disfatta, fu nominato prefetto di Cosenza. Ripresa la militanza nel Movimento Sociale Italiano, nei primi anni ’50, fu eletto al consiglio provinciale di Cagliari e, nel 1953, alla camera dei deputati, mandato cui rinunciò l’anno seguente, in segno di protesta contro l’approvazione della legge che attribuiva la pensione ai parlamentari. Fu senatore attivo e attento ai problemi della Sardegna tra il 1972 e il 1976.
Raffinato collezionista, l’Endrich fu un appassionato ed un esperto di pittura; scrisse opere ed articoli giornalisti, prevalentemente sugli artisti sardi.
Morì a Cagliari nel 1985.

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