Il momento in cui venni a sapere della morte di Paolo Borsellino mi è rimasto impresso nella mente. Mi trovavo a Genova per il matrimonio di un cugino ed avevo appena ricevuto i regali per il mio compleanno. Con mio zio prendemmo un taxi per fare un giro della città e, mentre la radio gracchiava qualcosa di incomprensibile, il tassista si voltò verso di noi con l’aria triste: “Ne hanno ammazzato un altro”- ci disse-. Al ritorno in albergo vidi quelle immagini allucinanti, lo sconforto di un’intera nazione, la rabbia verso le autorità, il dolore dei parenti. Per noi che iniziavamo ad affacciarci alla politica Borsellino era diventato un esempio e spesso nelle nostre sedi si parlava di lui, di Falcone, degli agenti della scorta. Ricordo anche che l’anno seguente, per i miei 18 anni non ho voluto fare nessuna festa, perché avevamo deciso di fare un volantinaggio con i ragazzi del FdG in memoria del magistrato-eroe. Domani, come ogni anno, questi ricordi personali che si intrecciano con uno di quei rari eventi che uniscono la nostra nazione torneranno alla mia mente. Non dimentichiamo Falcone, Borsellino e gli agenti della loro scorta!

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