Questa sera presso la sede del circolo “Iniziative” di Alleanza nazionale si è tenuto un incontro riguardante il problema degli omosessuali visto da destra. Questa è una sintesi del mio intervento.

Introduzione

Il titolo dell’incontro di oggi inquadra bene i termini della questione: perché è solo la sinistra a parlare di coppie omosessuali? In un periodo in cui la “zapaterite” causa più vittime dell’influenza aviaria, non possiamo rischiare di dare risposte poco argomentate all’offensiva della lobby politica che oggi, in base ad un malinteso concetto di tolleranza ed uguaglianza, vorrebbe far passare riforme dirette ad equiparare alla famiglia le unioni tra omosessuali.

Perché la politica deve parlare degli omosessuali?

Anzitutto c’è da chiedersi perché la politica debba in qualche modo parlare degli omosessuali. Quando nel mondo del lavoro, della politica e delle relazioni amichevoli conosciamo delle persone, non credo che il giudizio su di esse si basi sulle abitudini sessuali di costoro. Queste rientrano non solo nella sfera privata, ma addirittura nella sfera più riservata di essa, quella dell’intimo. Perché allora la politica dovrebbe mettere il naso tra le lenzuola degli Italiani? Perché noi dovremmo occuparci di una categoria come quella degli omosessuali, dedicandovi particolare attenzione rispetto alla categoria degli eterossessuali? Mi sembra una forzatura, che, in nome della tolleranza, rischia di giungere al risultato di una discriminazione in senso opposto: quella nei confronti di chi ama persone di sesso opposto. La nostra legislazione non impedisce di certo agli omosessuali di lavorare e di vivere tranquillamente nella società. Mi spiegate, allora, in che cosa consisterebbe la discriminazione? Anzi, oggi pare quasi che il peccato mortale sia quello di chi si fa una famiglia e dei figli.

I principi della Chiesa cattolica.

Val la pena di sottolineare i principi della Chiesa cattolica, non tanto per fare come quei politici che citano il Papa quando fa comodo e lo ricacciano in Vaticano quando risulta scomodo, quanto per comprendere anche il fondamento morale di determinati concetti. Il matrimonio, per la Chiesa, non è qualsiasi unione tra persone umane, ma è stato fondato dal Creatore con una sua natura, proprietà essenziali e finalità, non cancellabili da nessuna ideologia. L’uomo, come vediamo nella Genesi, è stato creato “maschio e femmina”. L’uomo e la donna sono uguali in quanto persone e complementari in quanto maschio e femmina. L’uomo, dice sempre la Genesi, “abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie ed i due saranno una sola carne”. “Siate fecondi e moltiplicatevi” recita un passo fondamentale della Bibbia. Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia: mentre il matrimonio viene considerato santo, le unioni tra persone dello stesso sesso assolutamente no, in quanto precludono all’atto sessuale il dono della vita; infatti non sono il frutto di una vera e propria complementarietà affettiva e sessuale. La Chiesa indica tali atti come “gravi depravazioni”, pur dicendo che coloro i quali soffrono quest’anomalia non siano responsabili e devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. “A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”

Il pretesto di evitare una discriminazione.

Ma con il pretesto di evitare una discriminazione, non si può cercare di favorire perfino l’equivalenza delle unioni omosessuali al matrimonio, senza escludere il riconoscimento della capacità giuridica di procedere all’adozione dei figli. Vi è pertanto un uso strumentale ed ideologico del concetto di tolleranza: tollerare è cosa ben diversa dall’approvare e legalizzare. Dove sarebbe la discriminazione, se la stessa Chiesa cattolica parla di “rispetto, compassione, delicatezza” nei confronti degli omosessuali? Le presunte discriminazioni nei confronti delle persone dello stesso sesso sono superabili attraverso gli schemi dell’autonomia privata. Ed alla sfera privata devono rimanere confinate: infatti mentre le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico – e per questo meritano il riconoscimento istituzionale conferito ad esse dal diritto civile-, le unioni omosessuali non rivestono detto ruolo per il bene comune e, pertanto, non sono meritevoli di un pari riconoscimento istituzionale.

Argomentazioni di diritto naturale e di carattere razionale.

Ciò dimostra che anche chi non è in qualche modo legato alla morale cattolica, può giungere alle medesime conclusioni, partendo da considerazioni di carattere razionale e di diritto naturale. La legge civile, infatti, non può entrare in contraddizione con la ragione, senza perdere l’efficacia di obbligare la coscienza dei consociati. Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale, all’unione tra due persone dello stesso sesso. Qualcuno obietta che non può essere contraria al bene comune una legge che non impone alcun comportamento particolare, ma si limita a rendere legale una realtà di fatto che apparentemente non sembra comportare ingiustizia verso nessuno. A quest’osservazione può darsi risposta riflettendo sulla differenza esistente tra il comportamento omosessuale come fenomeno privato e lo stesso comportamento come relazione sociale legalmente prevista e approvata, fino a diventare un’istituzione dell’ordinamento giuridico. E’evidentemente la diversa portata dei due fenomeni e la maggiore gravità del secondo: esso, infatti, condurrebbe a delle modificazioni dell’intera organizzazione sociale, contrarie al bene comune. Le leggi svolgono anche un ruolo di orientamento, di promozione di una determinata mentalità e tendono a modificare nelle nuove generazioni la comprensione e la valutazione dei comportamenti. L’istituzionalizzazione delle unioni tra gay offuscherebbe la percezione di alcuni valori morali e svaluterebbe l’istituzione matrimoniale.

Argomentazioni di carattere biologico ed antropologico.

Altro motivo per cui non si deve dare riconoscimento alle unioni omosessuali è il fatto che in esse difetta totalmente il substrato di carattere biologico ed antropologico sul quale poggiano le unioni tra eterosessuali. Esse non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana. Sono totalmente prive della dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni sessuali. Il mutuo aiuto che pur può anche realizzarsi tra persone dello stesso sesso non è in nessun caso diretto alla trasmissione della vita. L’assenza della bipolarità padre-madre rischierebbe di creare ostacoli al normale sviluppo dei bambini eventualmente inseriti all’interno di questi contesti. Ad essi manca l’esperienza della paternità e della maternità. Inserire un bambino in simili contesti significherebbe far loro violenza, approfittando del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il pieno sviluppo della persona umana. In considerazione di tale ultimo aspetto il riconoscimento della facoltà di adottare minori alle coppie “gay” sarebbe in palese contrasto sia con la Convenzione Internazionale dell’ONU sui diritti dei bambini, sia con la Carta Costituzionale.

Motivazioni di ordine giuridico.

Le unioni matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, mentre le unioni omosessuali non esigono una specifica attenzione da parte dell’ordinamento giuridico, perché non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune. E’ priva di fondamento l’affermazione secondo la qual il riconoscimento legale delle unioni omosessuali sarebbe necessario per evitare che i conviventi omosessuali perdano l’effettivo riconoscimento di diritti comuni che essi hanno in quanto persone ed in quanto cittadini. Infatti essi possono benissimo ricorrere all’autonomia privata per tutelare situazioni giuridiche di reciproco interesse. Costituirebbe invece una grave ingiustizia sacrificare il bene comune e il rettodirito di famiglia allo scopo di ottenere dei beni che possono e devono essere garantiti per vie non nocive alla generalità del corpo sociale.

Perché il tema è monopolio della sinistra?

Queste considerazioni ci permettono di comprendere i motivi per cui questo tema costituisce una delle bandiere della sinistra. Ebbene, da sempre la sinistra ha combattuto tutto ciò che ci identifica e costituisce la nostra tradizione, per sostituire concetti come la patria, la famiglia e la vita con quelli dell’ideologia. E lo fa in questo caso nella maniera più becera, cercando di contrabbandare una giusta distinzione come una ingiusta discriminazione. La nostra società non preclude proprio niente agli omosessuali: essi non incontrano, per intenderci, gli stessi ostacoli che un tempo impedivano alle donne la pienezza dei loro diritti.

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